Quali norme comportamentali vanno adottate per tentare di “rieducare” l’intestino?

La riabilitazione intestinale non sarebbe efficace se non tenesse conto delle condizioni di vita del paziente, dell’ambiente in cui vive e delle sue necessità sociali, famigliari e lavorative.

Per questi motivi è necessario rieducare la persona ad un regolare ritmo nelle defecazioni, di solito a giorni alterni e in momenti ben prestabiliti (l’orario dovrebbe essere sempre più o meno lo stesso e lo svuotamento andrebbe effettuato circa 30 minuti dopo i pasti così da farlo coincidere con il siologico aumento dei movimenti peristaltici intestinali: il cosiddetto “riflesso gastrocolico”) in modo da consentirle di svolgere liberamente le proprie attività senza il timore di “incidenti” estremamente spiacevoli per sé e per quanti gli stanno vicino. È indispensabile inoltre addestrarlo all’utilizzazione del bagno ed a prevedere le eventuali modicazioni dell’ambiente domestico e/o lavorativo. Se il paziente necessita di assistenza occorre coinvolgere nel programma rieducativo i famigliari o il caregiver. Infine vanno illustrati con chiarezza i segni ed i sintomi delle più frequenti patologie intestinali (sanguinamento rettale, disre essia autonomica, stipsi) da comunicare tempestivamente al proprio medico di fiducia.


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Tratto da "Blue Book - 201 risposte alla mielolesione" di Mauro Menarini e Judit Timar,
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